HOME
CHI SIAMO - ABOUT US
AREE
INFO AIDS
INIZIATIVE
PROGETTI
ARCHIVIO
GALLERIA
SEDI
COME SOSTENERCI
LINK

Sede nazionale legale
e operativa
Via Varesina, 1
22100 Como


CONTATTI

 

 
AREE
Area Salute Area Prevenzione Area Riduzione del Danno


Area Riduzione del Danno

La LILA opera in tema di droga secondo i principi della “riduzione del danno”, che considerano la tutela della salute globalmente intesa (organica, psichica e relazionale). Questa va perseguita attraverso la definizione di obiettivi specifici che vanno dalla soluzione della dipendenza al raggiungimento di un equilibrio personale accettabile, attraverso la modifica di comportamenti e stili di vita pericolosi.
Va da sé che tali interventi, pur mirati a fasce specifiche di popolazione, per la natura delle patologie su cui intervengono si traducono in interventi di salute pubblica. Esempi di intervento sono: rendere disponibili sostanze sostitutive (metadone, ecc.), l’apertura di drop-in e shooting gallery (punti di incontro privilegiati dove è possibile ricevere supporto, assistenza medica e materiali per l’iniezione sicura.

IN TEMA DI DROGA LA LILA DICE:

La persona deve essere al centro di qualsiasi politica in tema di sostanze stupefacenti. A dirlo è l’evidenza di un fenomeno antico, ma in continua evoluzione e modificazione. A dirlo è l’evidenza dell’impatto di politiche basate sulla prevenzione dei comportamenti a rischio e di riduzione dei danni relativi al consumo (decessi per overdose, trasmissione del virus Hiv e di epatiti, isolamento sociale e criminalità), sulla salute delle persone e sul benessere della comunità, sulla salute dei consumatori problematici, sul loro avvicinamento ai servizi, sui percorsi, liberi e consapevoli, di uscita dalla dipendenza, sul calo dell’incidenza delle malattie infettive sulla popolazione consumatrice.

Eliminare la distinzione tra droghe diverse, e dai differenti effetti e conseguenze sulla salute, è un’operazione demagogica che non tiene conto delle evidenze scientifiche e della realtà del fenomeno.

Criminalizzare il consumo è un’operazione pericolosa in quanto contraddice le evidenze delle scienze sociali e delle consolidate esperienze internazionali sulla proibizione come fattore di allontanamento dalla consapevole modifica dei comportamenti, di produzione di emarginazione sociale, di spinta alla microcriminalità, di attrazione dei consumatori nel circuito carcerario.

Ancorare la politica all’obiettivo unico dell’astinenza e dell’abbandono del consumo è un’operazione cieca: anni di politiche proibizionistiche non sono servite a sconfiggere la produzione e il traffico di sostanze, che anzi ha prosperato rendendo le sostanze illegali ma liberamente reperibili sul mercato gestito dalle associazioni criminali; né hanno avuto l’effetto di eliminare il consumo, tanto meno di prevenire e contrastare la trasmissione dell’Hiv.

Per tutti questi motivi, e tanti altri che nascono dall’esperienza di anni di lotta contro l’Aids, la nuova politica in tema di droga del governo non può che trovarci in disaccordo, in quanto da principi e obiettivi troppo generici e generali per essere realisti – la lotta alla droga tout-court – propone il peggio dell’arsenale proibizionista, strategie vecchie e slegate dalla realtà, tanto incuranti degli effetti devastanti sulla salute dei consumatori, e quindi della comunità, quanto inutili - ed è la storia delle politiche sulle droghe a dirlo – sul fronte della dissuasione al consumo e della tutela della salute pubblica.

L’eliminazione di ogni riferimento e la mancanza di ogni previsione di programmi mirati alla tutela della salute attraverso interventi di riduzione del danno inoltre evidenziano la mancanza di obiettiva capacità di valutazione delle esperienze e di sconsiderata etichettatura di politiche socio-sanitarie a schemi ideologici o addirittura a schieramenti politici.

Le strategie di riduzione del danno, nate nella Gran Bretagna della Tatcher e fatte proprie anche dai conservatori spagnoli di Aznar, in Italia restano ancor oggi un tabù, che la vulgata di ampi settori della politica riconduce strumentalmente ad una incitazione all’uso di sostanze.

La salute non ha colore politico, ogni intervento in grado di tutelare una persona, salvarle la vita, eliminare il rischio che contragga malattie, deve essere valutato per i risultati che consegue, sapendo che la salute della singola persona è garanzia per la salute dell’intera collettività.
Non tener conto di ciò, come fa la nuova politica del governo, produce solo danno, alle persone e alla collettività.

Una politica in tema di sostanze stupefacenti non può non partire dall’analisi del fenomeno e dalle risposte possibili per prevenire, ridurre, eliminare le conseguenze negative per la salute della persona e per la tutela della salute pubblica. Una politica in tema di sostanze stupefacenti deve essere un capitolo importante della politica sociale e non di quella penale e di ordine pubblico.

Le risposte, suffragate da prove, al fenomeno dell’uso e dell’abuso di sostanze, in un’ottica di tutela della salute, sono la prescrizione di farmaci o sostanze sostitutive, l’accesso ad attrezzature sterili per le iniezioni, nonché informazioni e formazione affinché il consumo avvenga in condizioni di sicurezza.

• L’accesso ad attrezzature sterili per le iniezioni è di grande importanza per minimizzare l’incidenza dell’HIV e di altre infezioni virali trasmissibili con il sangue.
• Programmi che prevedano la distribuzione ed il pronto intervento con farmaci salvavita riducono i decessi improvvisi droga correlati. I servizi a bassa soglia e le sale per il consumo hanno dimostrato nelle esperienze internazionali di essere una risposta efficace per la riduzione dei decessi improvvisi e per la diminuzione della mortalità tra i consumatori, e in generale per il mantenimento in salute del consumatore.
• Lo stesso dicasi per programmi di prevenzione tra i consumatori basati sull’educazione tra pari, la modificazione dei comportamenti a rischio relativi alle modalità di consumo, la trasmissione della cultura del sesso sicuro e protetto dal preservativo.

Anche una politica che ha come unico obiettivo la lotta al consumo e come unico modello quello dell’astinenza e del “recupero”, non può non tenere conto che tutelare la salute del consumatore, a prescindere da qualsiasi considerazione di carattere morale e ideologico sui suoi comportamenti, consente di metterlo in grado di intraprendere percorsi di allontanamento dalla sostanza, di presa in carico da parte dei servizi, di reinserimento sociale e relazionale.
La criminalizzazione e l’avviamento coatto verso programmi drugs free sono inutili, poiché ogni uscita dalle dipendenze, ed ogni comportamento che attiene alla sfera personale dell’individuo, ha bisogno della libera e consapevole scelta, quella motivazione che non può essere imposta per decreto.

Una politica seria ed efficace dunque dovrebbe prevedere un’articolazione di interventi mirati alla salute del consumatore di sostanze, alla tutela della salute pubblica, alla modificazione dei comportamenti, dai più rischiosi ai meno rischiosi, al reinserimento sociale e relazionale del consumatore, a prescindere dalla uscita dal consumo, alla prevenzione dell’abuso di sostanze e dei mix a rischio. In particolare dovrebbe prevedere:

* La depenalizzazione di tutte le condotte attinenti al consumo individuale.
* La garanzia e la facilitazione dell’accesso a terapie farmacologiche e sostitutive.
* La possibilità di effettuare in tempo reale analisi chimiche su campioni di sostanze circolanti con il conseguente miglioramento delle pratiche di prevenzione.
* L’inserimento a regime di interventi – pubblici e privati – ad elevata accessibilità (unità di strada, centri di accoglienza a bassa soglia, sale per il consumo) intesi anche come primo anello dell’accesso alla rete dei Servizi, ai SerT e alle Comunità di recupero tradizionali o a maglie larghe.
* L’inserimento a regime di programmi di intervento mirati:

• all’informazione/formazione sulle sostanze, sugli effetti e sui rischi del consumo, sui comportamenti che possono ridurre i rischi relativi al consumo, e tra questi l’abbassamento della percezione del rischio nelle pratiche sessuali;
• all’informazione/formazione sulle modalità di trasmissione dell’Hiv e delle MST, e sul sesso sicuro;
• alla modificazione delle modalità e tecniche di consumo, alla diffusione di una cultura del sesso sicuro e protetto tra i consumatori.

* La dimissione dalle carceri di tutti i detenuti con problemi legati all’uso delle sostanze, e in Hiv, riconoscendo anche i trattamenti alternativi sul territorio.
* L’equiparazione del trattamento in carcere e all’esterno, dagli strumenti di profilassi e prevenzione ai trattamenti farmacologici, psicologici e sociali.
* L’incremento della collaborazione tra servizi pubblici e privati con la realizzazione di strategie condivise e articolate in una pluralità di interventi che riescano a dare risposte ad un fenomeno complesso, e il rilancio della centralità del territorio e delle sue reti.

Documenti correlati


 
 LILA - Lega Italiana per la Lotta contro l'Aids - ONLUS
top 

[web design: Cliccaquì]